Un alleato nell’apprendimento: il Tutor

Chi è il tutor dell’apprendimento?

Il tutor dell’apprendimento è una figura di supporto al percorso di apprendimento, che permette di crescere e incoraggia questa crescita fornendo strategie e suggerimenti. Il tutor sostiene l’apprendimento in caso di difficoltà più o meno marcate (ad esempio in caso di diagnosi DSA).

Bisogna distinguere il percorso di tutoraggio da un semplice percorso di ripetizioni: il tutor è una persona specificatamente formata, che ha conoscenze sul funzionamento del nostro cervello a livello neurobiologico e su come avviene il processo di apprendimento.

Il tutor riveste un ruolo fondamentale di mediazione tra la famiglia, la scuola e gli altri professionisti; ha ruolo educativo nei confronti di studenti, delle loro famiglie e delle insegnanti. In un percorso di questo tipo, infatti, risulta fondamentale un lavoro di rete intorno al ragazzo, in modo che ciascuna parte sia sempre informata di come stanno andando le cose.

È importante distinguere il ruolo del tutor da quello dello psicologo: il tutor infatti non può riabilitare e potenziare le funzioni cognitive, questo è il compito di uno psicologo formato specificatamente. Lo psicologo però può essere anche tutor (sempre in seguito ad uno specifico percorso) e quindi si può trovare a riabilitare una funzione e a svolgere un percorso di tutoraggio. Sono due figure da non confondere!

Quali sono gli obiettivi di un percorso di tutoraggio?

Il primo e principale obiettivo del tutor è facilitare l’apprendimento fornendo agli studenti con difficoltà strumenti e strategie che permettano loro di riuscire nel mondo scuola: inizialmente si tratta di esplorare insieme allo studente le strategie utilizzabili e poi si sceglie la migliore per il ragazzo, adattandola sulla sua “pelle”. Non ci sono strategie giuste o sbagliate, ognuno ha quella più giusta per sé stesso e il grande lavoro del tutor è aiutare lo studente a trovarla! Le strategie saranno le più diverse, a partire da quelle più classiche (come ad esempio mappe e schemi) a quelle più specifiche per compiti più particolari (ad esempio l’utilizzo di memotecniche per lo studio di elenchi di parole). Compito del tutor è sicuramente avere una mente molto aperta alla ricerca di strategie sempre nuove e diverse.

Un altro grande obiettivo del tutor è aiutare lo studente ad essere autonomo nello studio: questo non vuol dire solamente insegnargli a studiare da solo. L’autonomia inizia dalle basi, cioè nel trovare il posto giusto e il momento giusto per fare i compiti, avere a disposizione tutto il materiale necessario (non dimenticandolo ad esempio a scuola) e poi arriva al momento dello studio vero e proprio, che diventerà autonomo grazie alle strategie trovate dallo studente insieme al tutor.

Il lavoro del tutor è finalizzato a rafforzare le metacompetenze dello studente. Con metacompetenze si intende quell’insieme di strategie che stanno alla base di un particolare apprendimento: ad esempio se voglio imparare la vita di un personaggio storico questo implica che io sappia memorizzare liste di parole/fatti, ordinare gli eventi, ma ancora prima di questo devo saper utilizzare nel modo corretto il diario, ricontrollarlo e verificare di avere tutto il materiale che mi serve..

Tutti questi obiettivi, se raggiunti, porteranno lo studente a  imparare un proprio metodo di studio che lo aiuti e lo guidi nel suo percorso di apprendimento.

A mio figlio serve un tutor?

Il tutor serve in caso di diagnosi (DSA ad esempio) per aiutare lo studente e la famiglia a trasformare le parole scritte nella diagnosi e farle diventare reali, chiarendo ad esempio il significato di alcuni termini specialistici e traducendoli nel pratico. Il tutor guida nel trasformare una diagnosi in consapevolezza.

Può essere utile agli studenti che non hanno una vera diagnosi ma a scuola “fanno fatica”; sono quindi studenti che non hanno certificazione ma hanno delle difficoltà più generiche a scuola. In questo caso il tutor può aiutare a fare chiarezza su queste difficoltà e provare a superarle con delle piccole strategie.

Può aiutare a chiarire l’utilizzo di strumenti compensativi/dispensativi: in sede di diagnosi il clinico ha fornito delle indicazioni a riguardo ma si fa fatica capire quale è più adeguata per il ragazzo (ad esempio in caso di difficoltà con le tabelline non è consigliabile utilizzare una calcolatrice ma è meglio servirsi della tavola pitagorica).

Come avviene il percorso di tutoraggio?

Prima di iniziare il percorso sarebbe consigliabile almeno un paio di incontri in cui conoscere il bambino/ragazzo e raccogliere le informazioni sulla sua storia dai genitori e dagli insegnanti, in cui si definiscono inoltre il ruolo del tutor e le aspettative sul percorso.

In seguito si definiscono gli obiettivi, che devono essere chiari, realistici, decisi e condivisi da tutte le parti (perché risulta importante che lo studente abbia un ruolo attivo, di partecipazione alle decisioni). Verrà stipulato un “contratto” tra lo studente e il tutor e si procederà con l’organizzazione degli incontri, che varierà in base all’età dello studente e alle sue peculiari caratteristiche (ad esempio tempi prolungati risultano poco efficaci con bambini piccoli e con chi ha difficoltà di attenzione; sarebbe quindi in questo caso preferibile fare più incontri nella settimana ma brevi).

Al termine del percorso verranno valutati gli obiettivi iniziali e se questi non sono stati raggiunti il percorso potrebbe continuare con le dovute modifiche.

Chiara Bognetti – Psicologa e Tutor DSA